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QUANDO E' L'ANIMALE A DISTRUGGERE LA COPPIA (una volta su cinque) Dall’affido condiviso agli alimenti: tutti gli sviluppi delle crisi coniugali
Elvira Serra 
11 novembre 2009
11 Novembre 2009   12:54
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DAL SITO www.corriere.it MILANO — L’ingegnere di Milano che nel lettone, accanto alla moglie, voleva sempre il do­bermann. Il chirurgo bergama­sco che non perdeva una mo­stra in cui esibire il suo meravi­glioso gatto certosino e al quale infine la compagna disse: amo­re sai che c’è?, tieniti il gatto. La coppia omosessuale di Latina che non sopravvisse alla convi­venza quando il pitone uscì fuo­ri dalla teca. E poi quella mo­glie di Battipaglia, nel Salernita­no, che si rivolse al giudice per­ché il marito continuava a im­porre ai figli una scena quotidia­na di caccia marina: nutriva i suoi piranha con pesciolini fre­schi. Più o meno quanto succes­se in Veneto, dove una donna si stufò di assistere alla «pappa» dei serpenti di casa, accuditi amorevolmente con topolini e gattini. Per non parlare della sposina allergica ai gatti e in breve sfinita dai sette felini del marito. Insomma, quando il miglio­re amico dell’uomo si trasfor­ma nel peggior nemico dei co­niugi- amanti. In un anno, da settembre 2008 ad agosto 2009, 1.074 coppie hanno chiesto una consulenza all’Aidaa, l’asso­ciazione che tutela gli animali e l’ambiente. Di queste, 207 han­no ammesso che la prima causa della separazione era proprio la convivenza con Fido (145 casi) e Micio (47), anche se non sono mancati pappagalli, iguane, fu­retti, conigli, tartarughe e ser­penti a spezzare l’incantesimo della luna di miele. Milano al co­mando (274 separazioni), poi Roma (168), La Spezia (64), Brindisi (52), Alessandria (32), Brescia (24), e Parma, Perugia, Ancona (21). «La cosa confortante è che le coppie stanno dimostrando grande senso di responsabilità verso l’animale. E si stanno mol­tiplicando le richieste di affida­mento e di mantenimento con­giunto, proprio come con i fi­gli », racconta Gian Ettore Gas­sani, presidente dei matrimo­nialisti dell’Ami. Gli danno ra­gione i numeri. Da gennaio a oggi, le richieste di manteni­mento condiviso al Tribunale degli Animali sono state 4.030, quelle per l’affidamento con­giunto 4.107. Nel primo caso ciascuno provvede per il 50% al­le spese; nel secondo la bestiola viene sballottata democratica­mente dall’uno all’altro part­ner. «Il benessere dell’animale è prioritario quando decidiamo a chi affidarlo», spiega il presi­dente dell’Aidaa Lorenzo Croce. È stato lui a inventarsi un anno fa il Tribunale che offre gratuita­mente tutela legale grazie a 120 avvocati volontari in tutta Ita­lia. «Si tratta sempre di scrittu­re private. Se non ci fosse un vuoto normativo, le coppie non si rivolgerebbero a noi per una conciliazione. Abbiamo anche strutturato un corso online per insegnare a gestire la situazio­ne », prosegue Croce. Possibile arrivare ai ferri cor­ti proprio per la presenza di un quattrozampe peloso? Sì, secon­do l’etologo Danilo Mainardi: «Soprattutto per i cani». E non si riferisce (soltanto) a quando in un appartamento di città ma­rito e moglie convivono con quattro cuccioli destinati inevi­tabilmente a diventare grandi (e grossi). «Il cane si inserisce moltissimo nelle dinamiche fa­miliari, un partner lo difende e l’altro no, si creano rivalità. Peg­gio ancora quando si è costretti a rinunciare alle vacanze per­ché non si sa a chi affidarlo». Al tema ormai si stanno ap­passionando anche gli scrittori. Jay McInerney se ne è occupato nella sua raccolta di racconti L’ultimo scapolo , in particolare in quello dal titolo programma­tico: A letto con i maiali . Men­tre il medico-scrittore Stephen Bergman, un paio di settimane fa su Boston Globe , alla doman­da secca «I cani possono causa­re il divorzio?» rispondeva: «No. Semmai causano amore cosmico». Il suo amico Eddie, però, citato nel pezzo, è stato spedito a dormire sul divano per far posto ai due cani della moglie. Elvira Serra 
11 novembre 2009
 
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