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PET-THERAPY UN CUCCIOLO CI GUARIRA'
da Repubblica del 3 novembre 2009
09 Novembre 2009   10:47
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Lo studio più recente è quello presentato all' ultimo Congresso mondiale Ihaio sulla salute e il benessere animale di Tokyo: per nove mesi nella Casa protetta per anziani di Senigallia tre cani, due meticci e un labrador, hanno vissuto accanto agli ospiti della struttura (qualcuno malato di Alzheimer) come coterapeuti in coppia con i rispettivi pet partner. Ed è stato un successo: «Pazienti che non articolavano una parola e altri del tutto apatici sono usciti dall' isolamento», racconta Maria Chiara Catalani, veterinario e comportamentista all' Università di Perugia. Parliamo di Pet Therapy. La pratica di impiegare cani e cavalli, in particolare, per alleviare il disagio fisico e psichico affonda radici in Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti già nel Settecento. Prende il nome "pet therapy" a metà degli anni Cinquanta con lo psichiatra infantile Boris Levinson che ne descrive la valenza scientifica e introduce il concetto del cane co-terapeuta. In Italia bisogna aspettare la fine degli anni Ottanta. L' Istituto zooprofilattico di Teramo (oggi impegnato nel Progetto comunitario Equal II per il recupero di giovani con disabilità attraverso l' impiego di canie conigli), l' ospedale Niguarda a Milano, l' Aiuca (Associazione italiana cani d' assistenza), l' ospedale pediatrico Meyer di Firenze e altri ancora portano avanti le prime esperienze. Oggi la pet therapy è conosciuta ma stenta a decollare. «C' è un vuoto legislativo, se si eccettua "Carta Modena" del 2002 e il Decreto ministeriale 28/2/03 che ha riconosciuto l' utilizzo di animali da compagnia nella pet therapy come cura», dice Francesca Cirulli, del Dipartimento di biologia cellulare e neuroscienze dell' Istituto superiore di sanità, «per contro c' è una ricchezza di progetti a carattere per lo più spontaneo». Negli anni si sono differenziate diverse tipologie di attività: le AAT-Terapie, le AAA-Attività e le AAE-Educazione. Due le scuole di pensiero. Quella dell' Aiuca è basata sulla relazione pura canepaziente che esalta l' incontro, l' interazione naturale, in linea con la scuola americana. «Il cane viene educato ma non addestrato e il conduttore trasferisce la relazione col proprio animale sul paziente. Non basta prendere un cane metterlo vicino a un bambino o a un anziano per risolvere i problemi: l' animale "facilita", apre dei canali, il resto ha competenze diverse», spiega Marcello Galimberti, fondatore di Aiuca. La Siua (Scuola di interazione uomo-animale fondata da Roberto Marchesini) punta all' approccio zooantropologico che riconosce l' alterità animale come elemento fondante dell' identità dell' uomo. L' animale nella sua diversità può contribuirea realizzare un cambiamento. «Non si tratta di un beneficio generico ma di una prescrizione vera e propria fatta sul paziente attraverso una relazione programmata, finalizzata e somministrata come un farmaco. L' animale non è un surrogato, l' animale è diverso ed è la diversità che attiva il progetto di cambiamento», dice Marchesini. In entrambi i casi la pet therapyè intesa come cura integrata e non alternativa alle medicine tradizionali. Poche settimane fa il sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha riconosciuto il "Centro di referenza nazionale per gli interventi assistiti con gli animali", presso l' Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie. Al vaglio le proposte di leggi regionali (Veneto, Sardegna e altre), dopo quella approvata dalla Puglia, per tutelare i pazienti e impedire che l' animale da accompagnatore del processo di cura diventi oggetto sacrificale. - MARIAPAOLA SALMI
 
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